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Enron in America, Enav
in Italia: le sigle della corruzione aziendale si moltiplicano. E voi, avete
mai gonfiato le spese di un viaggio d'affari? accettato un regalo da un
cliente? usato un programma software senza averne la licenza? mentito sulle
vostre esperienze professionali? falsificato una firma?
Definire e
quantificare la corruzione
Cosa è la corruzione? Secondo il dizionario online allweb corruzione è l'atto
ed effetto del corrompere, del corrompersi materialmente; figurativamente
significa degenerazione morale, depravazione, pervertimento, istigazione alla
corruzione; mentre corrompere significa guastare, alterare, decomporre,
inquinare, alterare, falsare, depravare, sedurre.
Transparency International, un'organizzazione non governativa internazionale
che pubblica annualmente un'indagine sugli indici di percezione della
corruzione (Corruption Perception Index) o, in altre parole, un'analisi su
come gli uomini di business percepiscono la corruzione nei diversi paesi, include
sotto il termine "corruzione": acquisto illecito, tangente,
estorsione, in particolare tra governi, polizia e business, appropriazione
indebita, e misure di potere pubblico per vantaggi politici o personali.
Tuttavia cercare di definire o quantificare la corruzione attraverso la
percezione che si ha di essa non ha molto senso. La corruzione è un problema
che riguarda tutti, con la sola differenza che alcuni paesi riescono ad
ammetterlo più facilmente di altri. Noi italiani non abbiamo problemi al riguardo,
anzi, a volte fa parte del vittimismo che ci caratterizza; ma provate ad
accusare uno svedese o un norvegese dicendogli che fondamentalmente la
corruzione accompagna i soldi e che la Svezia e la Norvegia sono paesi di
rinomato benessere!
La dimensione globale
della corruzione
Oggi la corruzione è riconosciuta internazionalmente come uno dei maggiori
problemi della società, capace di mettere a rischio la stabilità e la
sicurezza, di minare i valori della democrazia e della moralità, di
minacciare lo sviluppo economico, politico e sociale.
Questa affermazione è vera sia a livello locale che a livello globale.
L'affermarsi della globalizzazione dei mercati, dei servizi, dei beni e degli
individui, accompagnata com'è da un'internazionalizzazione delle attività
illegali, per le quali la dimensione internazionale della corruzione acquista
un'importanza sempre maggiore. Come conseguenza, la riduzione della
corruzione è diventata una priorità a livello sia nazionale che
internazionale.
La maggior parte della corruzione in una società coinvolge tre attori
principali tra i quali esiste una relazione triangolare: i governi, la
business comunity e la società civile. La corruzione può avere le sue radici
in tutti e tre i soggetti della relazione. E' perciò impossibile, sia da un
punto di vista pratico che da un punto di vista teorico, per uno dei tre
soggetti, isolare il problema della corruzione dagli altri due. Allo stesso
modo diviene impossibile affrontare il problema in modo effettivo senza la
partecipazione di tutte le parti in causa.
Le multinazionali e le compagnie transnazionali che fanno affari in o con
paesi dove la corruzione è evidente o la violazione dei diritti umani la
norma, si trovano di fronte a seri problemi morali. Si può dire che il loro
contributo, che per certi versi appoggia governi o business corrotti, sia
bilanciato dalla possibilità di migliorare il benessere di una determinata
categoria di individui? Come? Riducendo la corruzione o la violazione dei
diritti umani, e stabilendo, in un secondo momento, un modello normativo di
come il business deve essere condotto con "decenza morale".
E' giusto prendersi il rischio, il rischio morale, di dire che si agisce
immoralmente per ripristinare una morale? Oppure le multinazionali e gli
altri business internazionali dovrebbero smettere di condurre business
laddove la corruzione e la violazione dei diritti umani è prevalente?
Le global corporations si trovano quotidianamente di fronte ad una serie di
scelte non semplici. In un contesto di business globale ciò che viene
considerato come pratica corrotta può essere diverso nelle differenti
culture. Ciononostante, non si può dire che la corruzione sia culturalmente
relativa. Mentre le diverse culture possono differenziare gli specifici
comportamenti da considerare corrotti, è universalmente condiviso che l'abuso
di potere, gli accordi a svantaggio dei cittadini, i favoritismi (per quanto
definiti culturalmente), gli acquisti illeciti e l'estorsione siano forme di
corruzione. Partendo da questo punto di vista Transparency International, la
Organization for Economic Cooperation and Development (OECD), e il Council of
Europe's Multidisciplinary Group on Corruption (GMC), tanto per citarne
alcuni, stanno cercando di creare e rafforzare codici internazionali o "Guiding
Principles" che siano direttamente legati alle tematiche di corruzione
worldwide. I tentativi non hanno portato, fino ad ora, a dei risultati
globali di diminuzione della corruzione e le multinazionali o le compagnie
transnazionali continuano a trovarsi di fronte a quotidiane sfide morali
nell'avere a che fare con determinati tipi di culture.
La dimensione locale
della corruzione
Non è semplice definire la corruzione a livello globale. Ma è possibile
definirla a livello locale? Cosa è la corruzione per il singolo?
Nella maggior parte dei casi la corruzione coinvolge conflitti tra interessi
personali e obblighi definiti da un ruolo ufficiale o manageriale, e ha luogo
nel momento in cui viene esplicitato il conflitto di interessi per vantaggi
personali.
L'atto di corruzione coinvolge lo svilimento di uno standard, di una norma
pratica, di un comportamento accettato. Tale standard può essere una norma
culturale o può essere stabilito su basi più generiche come alcune nozioni di
diritti umani o codici universali.
Una definizione molto più semplice ma comunemente accettata è che sia
possibile parlare di corruzione laddove un'azione sia disonesta e deliberata.
Mentre non è difficile trovare un accordo sul significato di
"deliberato", il termine "disonesto" è ancora una volta
un termine relativo. Sempre ricorrendo ad allweb "disonesto" è ciò
che non è onesto, è contrario al pudore, immorale, sconveniente. Ma si può
definire il pudore, la moralità o la sconvenienza in modo universale?
Provate a rispondere, in tutta onestà, appunto, a questo "test
etico". Avete mai:
· pagato l'elettricista, l'idraulico o l'imbianchino in nero?
· rubato qualcosa ?
· acquistato oggetti durante un viaggio senza poi dichiararli alla dogana?
· gonfiato le spese di un viaggio d'affari?
· fatto "qualche piccola eccezione" nella dichiarazione dei
redditi?
· prolungato la malattia di qualche giorno con l'aiuto di un certificato
medico non del tutto veritiero?
· preso l'autobus o il treno senza pagare il biglietto?
· accettato un regalo da un cliente?
· usato un programma software senza averne la licenza?
· guidato superando i limiti di velocità?
· mentito sulle vostre qualifiche e/o esperienze professionali?
· falsificato una firma?
Eppure siamo, e ci riteniamo, fondamentalmente onesti. Probabilmente però,
non tutti risponderemmo in base agli stessi criteri e ciò che verrebbe
accettato da un individuo potrebbe essere considerato deplorevole o
inaccettabile per un'altro. Ogni individuo ha una propria scala di valori,
seguendo la quale razionalizza le proprie azioni, più o meno oneste che
siano.
Quando commettiamo qualcosa da noi considerato disonesto, per convivere con i
nostri sensi di colpa abbiamo bisogno di razionalizzare fino a rendere
accettabile il nostro comportamento. Una volta razionalizzato come
accettabile, tale comportamento diviene norma. Con il tempo i sensi di colpa
si affievoliscono ed è possibile aprirsi verso razionalizzazioni di
comportamenti via via meno onesti.
Etica del business e
management della corruzione
Ma se ogni individuo ha una propria linea etica e una propria scala di valori
per definire l'onestà di determinati comportamenti, cosa si intende con i
termini tanto in voga: "etica aziendale" o "etica del
business"?
L'esperienza di Hibis Scandinavia, società di consulenza che si occupa di
analisi e tecniche di prevenzione di frode e corruzione aziendale, dimostra
che in media ogni azienda patisce tra un 2% e un 5% di turnover a causa di
frodi e corruzioni e che più del 25% della popolazione lavorativa, dal top
manager all'uomo delle pulizie, può essere disonesta se ne ha la possibilità
e l'occasione.
Furto, manipolazione, conflitti d'interesse, spionaggio industriale,
collusioni tra clienti e fornitori, brokering di informazioni illegali,
tangenti, pagamenti ad aziende in paradisi fiscali, qualificazioni
contraffatte, maggiorazione di prezzi.
Le organizzazioni stanno diventando sempre più consapevoli che la frode
(definita come inganno, truffa, imbroglio attuato per nuocere a qualcuno
approfittando della sua buona fede), la corruzione e le altre attività non
etiche rappresentano un sostanziale costo del business, un logorio dei
capitali e delle risorse, andando a intaccare non solo i profitti, ma anche
la reputazione e la cultura.
Un esempio pratico. Una superstar del business venne cercata per portare
nuove idee al management dell'azienda. Una persona con le giuste credenziali
fu selezionata attraverso costosi cacciatori di teste. Tutto sembrava andare
per il meglio fin quando il nuovo manager decise di scegliere tre nuove
agenzie di consulenza, per poter pagare le quali fu necessario eliminare
alcuni dei consulenti interni. Fu successivamente scoperto che i consulenti
erano sottopagati e "subappaltati" presso un'improbabile casa
colonica inglese; almeno l'80% dei due milioni di dollari fatturati era
fittizio; i consulenti avevano pagato le spese di divorzio del nuovo manager
come ricompensa della sua connivenza. Il nuovo manager era stato coinvolto in
azioni simili nel suo precedente lavoro.
Post-mortem fu stimato che almeno duecento altri senior manager avevano le
stesse possibilità di abusare dei loro budget senza venire scoperti dalle
revisioni interne routinarie.
Perdita di soldi, perdita di cultura aziendale: che uso si può fare di una
policy etica quando i primi a ignorarla sono i top manager? E perdita di
reputazione dal momento che, dopo un'esperienza del genere, diventa difficile
essere presi sul serio sul mercato.
Nella maggior parte dei casi, l'aumento di sofisticatezza degli autori di
frode e corruzione rende difficile, se non impossibile, qualsiasi tipo di
recupero a posteriori.
Anche pensando ad azioni di tipo preventivo, il problema è che spesso i
dirigenti d'azienda hanno l'illusione che la frode e la corruzione commessa
dai dipendenti sia l'inizio e la fine del problema. Le maggiori perdite,
invece, sono causate da contingenze sulle quali le organizzazioni hanno poco
controllo.
Anche se alcune frodi e corruzioni presentano chiari sintomi prima di avere
luogo, non sempre è possibile prevenirle perché gli individui
"onesti" solitamente non sono allenati ad essere sospettosi.
L'autore della frode e della corruzione sceglie il campo di battaglia, il
timing e gli strumenti. I sintomi sono nascosti tra milioni di transazioni
innocenti e il successo dipende dal tempo e dalla motivazione di porre
attenzione ai dettagli. I "disonesti" riescono sempre a trovare un
buco dove insinuarsi e a convincere alcuni "onesti" a spostare la
propria linea di razionalizzazione del comportamento eticamente accettato.
Con la sufficiente motivazione, la certezza di non essere scoperti e le
opportunità che si dischiudono nel prendere parte al gioco, non è difficile
trovare alleati. In fondo cosa è una piccola disonestà in un mondo di
disonesti? Ma come mai i "criminali" riescono a motivare alla
disonestà più di quanto i dirigenti d'azienda riescano a motivare all'onestà?
E, soprattutto, esistono strumenti per affrontare il problema? Si può parlare
di management della corruzione? E in che termini?
Seminari volti ad elevare la consapevolezza dei rischi critici della frode e
della corruzione (imparare a pensare come un ladro), l'apprendimento a
scorgere i primi segni di allarme, le azioni preventive o il monitoraggio
della gestione degli incidenti, sono solo alcune delle tecniche di fraud
management attuabili.
Ma prima di poter intraprendere qualsiasi tipo di azione preventiva o
ricostruttiva è necessario agire sull'etica culturale dell'azienda. Per
ottenere dei risultati efficaci ogni organizzazione deve avere e verificare
continuamente la condivisione di una cultura etica.
La maggior parte dei manager potrebbe ribattere che l'unica maniera per
combattere la corruzione e la frode sia quella di aumentare i controlli, ma
si può parlare di controllo come strumento efficace? Non è forse la verifica
e la continua ridefinizione dei valori eticamente condivisi da tutti coloro
che fanno parte della realtà organizzativa l'unica possibile forma di
controllo postindustriale?
Veronica Morino è consulente di Hibis Scandinavia
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